Il 23 ottobre 2026, un attacco armato ha scosso la chiesa greco-ortodossa di Hamoud, situata nel governatorato di Karak, Giordania. Due uomini hanno aperto il fuoco durante una processione funebre, causando la morte di sette persone e ferendo altre trentaquattro. L'attacco, durato circa cinque minuti, ha sollevato nuove preoccupazioni sulla sicurezza delle minoranze religiose nel Paese.
Dettagli dell'attacco
Secondo le ricostruzioni, i due uomini armati sono arrivati sulla scena con un veicolo e hanno iniziato a sparare sulla folla mentre si svolgeva la processione funebre. Questo evento ha trasformato un momento di lutto in un'azione terroristica mirata a colpire la comunità cristiana locale, già minoritaria. Fonti ufficiali hanno suggerito che i due responsabili abbiano legami con l'islamismo radicale, sebbene non siano stati forniti ulteriori dettagli sulle loro identità o affiliazioni.
Reazione delle autorità
In risposta all'attacco, Re Abdullah II ha condannato l'evento come un "attacco terroristico", promettendo una «risposta più dura» contro i colpevoli. Le autorità giordane hanno avviato indagini immediate, dimostrando la loro determinazione nel contrastare la minaccia jihadista. La Giordania, noto per la sua convivenza pacifica tra diverse comunità religiose, considera simili atti non solo come crimini, ma come sfide alla sua identità nazionale.
Contesto storico e impatto sulle minoranze
La città di Karak non è nuova a episodi di violenza, avendo già subito attacchi legati allo Stato Islamico (ISIS) in passato. La comunità cristiana, rappresentante una percentuale tra il 2% e il 4% della popolazione, gode tradizionalmente di una posizione tutelata, ma eventi di questo tipo mettono alla prova i delicati equilibri sociali. L'attacco a Karak arriva in un momento in cui le minoranze cristiane in Medio Oriente sono sottoposte a crescenti pressioni, minando l'immagine della Giordania come bastione di stabilità religiosa.




