La Procura di Milano ha formalizzato una richiesta di rinvio a giudizio per Daniela Santanchè e altre 14 persone, insieme a una società. Le accuse riguardano bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato, legate ai fallimenti di imprese come Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. Questa richiesta è stata formulata dai magistrati Luigi Luzi e Guido Schininà, con il supporto dell'aggiunto Roberto Pellicano, e sarà esaminata in un'udienza preliminare da fissare.
Commenti e posizioni politiche
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha definito le accuse contro Santanchè come “precise e circostanziate” e ha criticato l'esecutivo per aver mantenuto la senatrice nel suo ruolo di governo nonostante tali situazioni siano emerse in precedenza. È da notare che solo la posizione di un indagato, Bernardino Camillo Poggio, è stata separata per richiesta di archiviazione. Tra gli indagati figurano anche il figlio di Santanchè, Lorenzo, l'ex compagno Giovanni Canio Mazzaro e la sorella Fiorella Garnero.
Dettagli delle accuse
Le problematiche finanziarie risalgono principalmente al 2021, quando sarebbero stati ottenuti circa 3,3 milioni di euro per ingannare Invitalia, approfittando delle misure di sostegno durante la pandemia da Covid-19. Gli inquirenti puntano anche su false plusvalenze e finanziamenti bancari non utilizzati come dovuto, ammontanti a 2,4 milioni di euro nel 2020. L'ex ministra ha firmato documenti di distribuzione di utili non effettivamente maturati, cosa che ha contribuito al dissesto delle società.
Risposta delle persone coinvolte
Santanchè ha rigettato tutte le accuse tramite i suoi rappresentanti legali, affermando di aver sempre agito correttamente. La senatrice è anche coinvolta in altri procedimenti legali, tra cui un presunto falso in bilancio e una truffa ai danni dell'Inps. Inoltre, si contesta un prestito di 2,7 milioni di euro e un credito d'imposta di 600mila euro da Invitalia, concessi senza le adeguate basi legali.




