Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, ha sollevato serie preoccupazioni riguardo al coordinamento delle indagini sulle stragi di mafia, descrivendo una situazione di "paralisi sostanziale" del gruppo di magistrati preposto. Questa affermazione è parte di un esposto presentato contro Giovanni Melillo, leader dell'ufficio, e indirizzato al procuratore generale della Cassazione e alla Settima commissione del Consiglio superiore della magistratura.
Critiche alla gestione dell'ufficio
Secondo quanto riportato da Di Matteo, negli ultimi due anni il gruppo avrebbe perso progressivamente le proprie funzioni, con gli aggiornamenti investigativi che sarebbero rimasti limitati a pochi magistrati. Inoltre, Di Matteo denuncia che nel 2025 il gruppo si sarebbe riunito solo una volta, seguita da un'altra riunione nel marzo 2026 su sua richiesta. Tra i punti critici, viene menzionato un incontro avvenuto l'8 gennaio 2026 con le Procure di Caltanissetta e Firenze dal quale lui e Franca Imbergamo sarebbero stati esclusi.
Problematiche nella comunicazione interna
Di Matteo ha evidenziato problemi nella comunicazione, affermando di aver appreso delle novità sulle indagini dalle notizie stampa piuttosto che attraverso i canali interni. Egli sottolinea inoltre che le banche dati riservate non sono state aggiornate regolarmente, complicando il monitoraggio del lavoro delle diverse Procure. Un'ulteriore critica riguarda la documentazione di una richiesta di archiviazione giunta al gruppo solo dopo la sua diffusione nei media.
Reazione del Movimento 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle ha risposto alla denuncia chiedendo alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, di convocare con urgenza Di Matteo e Melillo per un'audizione. La richiesta è stata firmata da diversi esponenti del M5S ed evidenzia la gravità della situazione descritta, richiedendo chiarimenti sui metodi di condivisione delle informazioni investigative tra la Direzione nazionale e le Procure territoriali.




