Il modello SHIRBT-MMF, sviluppato dal gruppo guidato dal professor Uichin Lee presso il KAIST, sarà presentato alla conferenza UbiComp/ISWC 2026 a Shanghai. Attualmente, si tratta di un progetto di laboratorio che mira a comprendere come le abitudini ricorrenti nell'uso dello smartphone possano indicare livelli di stress, offrendo un approccio più stabile rispetto alla semplice misurazione del tempo davanti allo schermo. I primi test su un piccolo gruppo di utenti Android mostrano una precisione intorno al 75% nei modelli personalizzati per il singolo utente.
Valutazione delle attività ricorrenti
La novità introdotta da SHIRBT-MMF risiede nel considerare ciò che gli utenti fanno con i loro telefoni, giorno dopo giorno, piuttosto che quanto tempo passano a utilizzarli. Il metodo si focalizza su attività ricorrenti, come l'uso di chat, navigazione web, lettura di email o pagamenti digitali, indipendentemente dall'app in uso. Il sistema traduce i passaggi tra schermate in schemi di comportamento che vengono poi classificati con l'aiuto di GPT-4o di OpenAI. Nei test su app di messaggistica e browser, la stessa attività è stata riconosciuta nel 95% dei casi.
Privacy e raccolta dei dati
Per quanto riguarda la privacy, il sistema non conserva né analizza il contenuto dei messaggi o i destinatari, raccogliendo invece dati sui comportamenti, come la frequenza di digitazione e le sequenze di schermate usate. Le informazioni sensibili vengono sottoposte a hashing per garantire una certa protezione.
Limiti dello studio
La sperimentazione ha coinvolto 26 partecipanti, perlopiù giovani utenti Android, che hanno registrato il proprio livello di stress giornalmente, consentendo ai ricercatori di confrontarlo con i dati comportamentali raccolti. Sono stati identificati 29 tipi di comportamenti ripetuti, con ogni partecipante che ne mostrava in media sette. Il modello ha mostrato un'accuratezza media del 75,9% nei dati di breve periodo e del 73,8% su periodi più lunghi. Tuttavia, lo studio presenta limiti significativi, come il campione ridotto e la mancanza di diversità tra gli utenti. Nonostante l'associazione tra schemi d'uso e stress, non è stato determinato un nesso causale chiaro.




