Il 19 ottobre 2026, un tribunale di Mombasa ha dichiarato Paul Nthenge Mackenzie colpevole dell'omicidio di 191 persone, tra cui 190 bambini, morte di stenti nella foresta di Shakahola, in Kenya. Mackenzie, autoproclamato pastore della Good News International Church, aveva convinto i suoi seguaci che il digiuno mortale fosse l'unico modo per "andare a vedere Gesù".
Paul Mackenzie e la Good News International Church
Paul Nthenge Mackenzie non era riconosciuto da alcuna istituzione religiosa e si presentava come il leader di una setta apocalittica, la Good News International Church. I sopravvissuti e i familiari delle vittime hanno riferito che Mackenzie promuoveva il digiuno fino alla morte come atto di fede, portando i suoi adepti, comprese intere famiglie, a isolarsi nella foresta di Shakahola.
Scoperta e processo
Durante le indagini, le autorità keniote hanno scoperto oltre 400 corpi sepolti in tombe improvvisate nella foresta. Le accuse contro Mackenzie sono state formalizzate il 6 febbraio 2024. Insieme a lui, sono stati accusati altri 29 seguaci. Il processo si è svolto a Mombasa e ha richiesto un attento esame delle prove per dimostrare il legame tra le prediche di Mackenzie e le morti avvenute per denutrizione.
Rilevanza del verdetto
La condanna di Mackenzie segna un importante precedente legale, stabilendo che la manipolazione psicologica può costituire una base per imputazioni di omicidio. La tragedia di Shakahola ha sollevato questioni riguardo alla protezione dei minori e alla necessità di vigilare su comunità settarie che operano al di fuori del controllo sociale.
Giustizia per le vittime
Per i familiari delle vittime, il verdetto rappresenta un riconoscimento delle gravi perdite subite. Il processo per i restanti 29 imputati continua, mentre il Kenya affronta quella che è una delle più gravi tragedie settarie dei tempi recenti.




