La Corte federale di giustizia tedesca, il Bundesgerichtshof, ha stabilito che la polizia può utilizzare l'impronta digitale di un sospettato per sbloccare uno smartphone durante una perquisizione. Questa procedura è valida solo sotto determinate condizioni: deve esistere un mandato giudiziario, l'obiettivo investigativo deve essere concreto e proporzionato al reato contestato.
Caso specifico
L'indagine che ha portato a questa decisione riguarda un ex dipendente di un asilo, precedentemente condannato per la produzione di materiale abusivo sui minori. Nonostante il divieto di lavorare con bambini, l'uomo avrebbe continuato a offrire servizi di assistenza privati, circostanza che ha provocato una perquisizione domiciliare e il conseguente sequestro di due smartphone. Gli agenti, non riuscendo ad ottenere la collaborazione dell'individuo, hanno utilizzato fisicamente il suo dito per sbloccare i dispositivi.
Implicazioni legali
Il tratto distintivo di questa sentenza risiede nella differenza tra l'uso di dati biometrici e i codici personali come PIN. Mentre è considerato legale utilizzare l'impronta digitale di un soggetto, non è possibile costringere qualcuno a rivelare il proprio PIN, in quanto visto come un atto di comunicazione personale. Secondo diversi giuristi e l'avvocato Christian Solmecke, la decisione non rappresenta un via libera all'uso indiscriminato delle impronte digitali.
Confronto internazionale
La normativa in Germania stabilisce che l'uso forzato di impronte digitali deve avvenire solo entro certi limiti, con un giudice che ne dispone la perquisizione. Questo approccio è simile a quanto stabilito dalla Corte suprema nei Paesi Bassi, dove l'utilizzo dell'impronta per sbloccare smartphone sequestrati è stato ammesso in circostanze specifiche.
Protezione dei dati personali
Diversi esperti raccomandano di evitare l'uso di sblocchi biometrici in favore di PIN lunghi o password alfanumeriche per proteggere i propri dispositivi. Secondo un'indagine della Bitkom, gli utenti trascorrono diverse ore al giorno sui loro smartphone, aumentando così la diffusione dei metodi di sblocco biometrico. Tuttavia, questa comodità può diventare problematica in caso di sequestro.




