La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso nuovamente vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni. Ha sottolineato che l'Italia è parte civile nel processo in corso per cercare verità e giustizia riguardo al caso del ricercatore ucciso. Meloni ha dichiarato a Praga che il governo ha utilizzato vari canali, inclusi quelli politici e diplomatici con l'Egitto. Tuttavia, ha espresso dubbi che la chiusura di tali canali possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Dettagli sulla sentenza e ricorso
Gli avvocati dei tre agenti dei servizi segreti egiziani condannati per il sequestro di Giulio Regeni stanno preparando un ricorso in appello. La Corte d'Assise di Roma ha già emesso condanne a dieci anni di reclusione per il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed, mentre il generale Tariq Sabir è stato assolto. Le motivazioni della sentenza sono attese tra 90 giorni. Un'eventuale impugnazione potrebbe sollevare una questione di legittimità costituzionale riguardante la riforma Cartabia.
La possibilità di un nuovo processo d'appello potrebbe rallentare il caso, con un'inizio previsto non prima di due anni. C'è preoccupazione per la prescrizione del reato di sequestro di persona che è fissata a dodici anni. Nel frattempo, la Procura attende le motivazioni della sentenza per decidere un eventuale ricorso. L'Avvocatura dello Stato dovrà richiedere all'Egitto il pagamento delle provvisionali disposte a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Posizione del ministro degli Esteri
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si è dichiarato sorpreso dalle critiche seguite alle sue osservazioni sulla sentenza, sottolineando che essa non identifica gli assassini di Regeni e reiterando l'importanza di continuare a insistere per scoprire la verità. Tajani ha enfatizzato che l'azione diplomatica è più efficace del clamore mediatico e ha illustrato l'impegno dell'Italia in casi simili, come il rientro di Patrick Zaky.
Richiesta di intervento al Senato
Il Movimento 5 Stelle, supportato da altre forze del centrosinistra, ha chiesto al ministro Tajani di intervenire al Senato per spiegare la posizione del governo in relazione alla sentenza e al rapporto con l'Egitto. Il capogruppo M5s Luca Pirondini ha sollevato il tema dell'inerzia del governo italiano nei confronti del Cairo e ha ricordato la mancanza di collaborazione da parte egiziana nelle indagini degli ultimi dieci anni, sottolineando il bisogno di un governo che difenda l'onore dell'Italia.




