L'inflazione ha il potenziale di far aumentare le tasse senza che ci siano modifiche alle aliquote fiscali. Questo avviene a causa del cosiddetto fiscal drag, un effetto che si manifesta quando i redditi aumentano in termini nominali per far fronte ai rincari, mentre gli scaglioni e le detrazioni fiscali non vengono adeguati.
Simulazioni di aumento del prelievo fiscale
Marco Leonardi e Leonzio Rizzo hanno ipotizzato che nel biennio 2026-2027 il fiscal drag potrebbe comportare un incremento del prelievo fiscale variabile tra 8,1 e 12,74 miliardi di euro. Questo dipenderà dall'andamento dell'inflazione. Nello scenario centrale, basato sui dati della Banca d'Italia, i prezzi potrebbero aumentare cumulativamente del 5,2%, determinando un prelievo di circa 8,1 miliardi. Se l'inflazione fosse più elevata, con un aumento prezzi del 6%, il prelievo potrebbe salire a 9,35 miliardi; uno scenario di inflazione dell'8,2% porterebbe il prelievo a 12,74 miliardi.
L'impatto dei ritardi nei rinnovi contrattuali
Gli economisti evidenziano che i ritardi nei rinnovi contrattuali possono peggiorare la situazione, riducendo il potere d'acquisto. Senza adeguamenti agli scaglioni fiscali, un aumento del reddito può significare più tasse, e il reddito reale può diminuire. Precedentemente, nel 2022-2023, Leonardi e Rizzo avevano stimato che il fiscal drag avesse causato un aumento di circa 25 miliardi di euro nel prelievo fiscale.
Proposta di riforma fiscale
Il fiscal drag si inserisce nel contesto del dibattito sulla riforma fiscale. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha sottolineato l'importanza di ridurre il carico fiscale sui redditi medi, considerando l'ipotesi di estendere l'aliquota Irpef del 33% fino a 60mila euro. Tuttavia, l'incremento dei redditi nominali per effetto dell'inflazione potrebbe aumentare ulteriormente il gettito fiscale senza modifiche agli scaglioni.
Confronto con l'Ufficio parlamentare di bilancio
Le simulazioni di Leonardi e Rizzo, validate dal confronto con l'Ufficio parlamentare di bilancio, indicano un fiscal drag pari a 3,18 miliardi con un'ipotesi di inflazione al 2%, molto vicino ai 3,2 miliardi calcolati dall'Upb. La questione resta l'assenza di un adeguamento automatico alle dinamiche dei prezzi, rischiando di trasformare ogni aumento nominale di redditi in più tasse.




