Il Governo ha deciso di impugnare la legge regionale dell'Emilia-Romagna riguardante il fine vita, sostenendo che interferisca con competenze statali. La norma, approvata nel luglio 2026, sarà sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale. La decisione, presa dal Consiglio dei Ministri, ha subito provocato reazioni da parte delle opposizioni politiche sia del partito Più Europa sia del Partito Democratico.
Le motivazioni del Governo
Secondo fonti ufficiali di Palazzo Chigi, la normativa regionale avrebbe invaso sfere di competenza esclusiva dello Stato, violando gli articoli 2, 32 e 117 della Costituzione italiana. La legge intendeva fornire un percorso organizzativo regionale per le richieste di suicidio medicalmente assistito, in linea con le sentenze della Corte Costituzionale del 2019 e del 2024. Tuttavia, il Governo ritiene che la Regione Emilia-Romagna abbia eluso i vincoli stabiliti da queste sentenze e che sia entrata in competizione con le competenze statali, specialmente in materia di salute pubblica e ordinamenti civili e penali.
Reazioni politiche e appelli per una legge nazionale
Le opposizioni hanno duramente criticato la mossa del Governo. Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha accusato l'esecutivo di voler centralizzare il potere e restringere le autonomie regionali. Similmente, Francesco Boccia, presidente dei senatori del Partito Democratico, ha sollecitato il Parlamento a legiferare in materia di fine vita. "Di fronte all'immobilismo dell'esecutivo, le Regioni sono costrette ad agire in autonomia", ha dichiarato Boccia, auspicando una normativa nazionale capace di garantire diritti universali senza dipendere dalle singole risorse economiche dei cittadini.
Il contesto del dibattito sul fine vita in Italia
Il dibattito su chi debba avere la competenza di legiferare in tema di fine vita non è nuovo in Italia. Altre regioni come il Veneto, guidato dal centrodestra, hanno già approvato leggi sul suicidio assistito. La decisione del Governo di impugnare la legge dell'Emilia-Romagna riaccende quindi un acceso dibattito politico e giuridico sul bilanciamento delle competenze tra Stato e Regioni.
Con l'atto del Consiglio dei ministri, la legge passerà ora al vaglio della Corte Costituzionale per determinare se l'intervento della Regione fosse appropriato o meno. Nel frattempo, il discorso intorno alla necessità di una legge nazionale continua, sollecitato da vari gruppi politici e sociali.




