Il 26 agosto 2026, intorno alle 09:00 ora locale, il fiume Bhote Koshi in Nepal è stato protagonista di improvvise alluvioni causate da un crollo glaciale. Questo disastro ha colpito duramente il distretto di Rasuwa, portando alla distruzione totale: villaggi sono stati spazzati via, infrastrutture inghiottite dal fango e un gran numero di lavoratori è rimasto intrappolato sottoterra.
L'impatto umanitario
La portata della tragedia è emersa nei primi giorni di settembre 2026, quando si è contato un bilancio di oltre mille morti, mentre fino alla fine di agosto risultavano disperse oltre 3.000 persone. Le sepolture di massa erano necessarie a causa della difficoltà di identificare le vittime. Il Nepal ha già affrontato disastri simili, ma questo evento ha dimostrato una rapidità e un'origine transfrontaliera che lo contraddistinguono.
Lavoratori intrappolati e soccorsi
Tra gli aspetti più drammatici c'è la situazione dei 933 lavoratori intrappolati nelle gallerie idroelettriche. Le squadre di soccorso hanno estratto due persone vive il 4 settembre, tra cui Anil Shah, dal progetto idroelettrico Upper Trishuli 3A, rappresentando un barlume di speranza in giorni tanto bui.
Contesto climatico e sfide
Il disastro è strettamente legato ai cambiamenti climatici, con il Nepal particolarmente vulnerabile ai rischi di Glacial Lake Outburst Flood (GLOF). La gestione dei soccorsi nel distretto di Rasuwa ha dovuto affrontare condizioni logistiche estreme, come la necessità dell'uso di elicotteri per le operazioni.
Considerazioni finali
Le operazioni di soccorso continuano in un contesto di sfide logistiche difficili, e il Nepal si trova a dover ricostruire infrastrutture e offrire sostegno agli sfollati. Questo ricorda al mondo l'importanza di prepararsi ai rischi dei cambiamenti climatici nelle regioni a elevata vulnerabilità.




