Il ministro dell'Istruzione, Valditara, ha difeso il nuovo decreto Scuola, che impone un limite massimo del 30% di studenti stranieri nelle classi prime. L'obiettivo del provvedimento, secondo Valditara, è di evitare situazioni simili alla segregazione scolastica degli anni '50 negli Stati Uniti e favorire l'integrazione, evitando la formazione di "classi ghetto". Le critiche sono state respinte dal ministro, che ha lodato il confronto positivo avuto con il Quirinale.
Dettagli del decreto Scuola
Il decreto, approvato il 24 settembre 2026, prevede nuovi criteri per la formazione delle classi a partire dall'anno scolastico 2027/2028. Nel caso della scuola primaria, il limite del 30% si applica agli studenti non nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia. Per le medie e le superiori, si considerano gli studenti che non abbiano completato almeno tre anni nel sistema scolastico italiano con esito positivo.
Se una scuola supera il limite del 30%, gli studenti in eccesso devono essere trasferiti in istituti vicini, non oltre i 20 chilometri di distanza. Inoltre, è previsto un fondo di oltre 14 milioni di euro l'anno dal 2028 per migliorare le competenze linguistiche in territori che non possono rispettare il limite.
Preoccupazioni per la redistribuzione degli studenti
Attualmente, circa 34mila classi superano il limite del 30% di studenti stranieri, ma la cifra non include chi conosce adeguatamente la lingua italiana. Secondo dati del 2022/2023, il 7,6% delle classi statali aveva oltre il 30% di studenti con cittadinanza non italiana, con la percentuale che scende allo 0,6% considerando solo quelli nati all'estero.
Il governo intende evitare concentrazioni scolastiche che ostacolino l'apprendimento dell'italiano. Tuttavia, scuole e associazioni temono che il limite possa isolare gli studenti dalle loro comunità, specialmente in quartieri con alta presenza di famiglie straniere, complicando l'inclusione sociale e scolastica.




