La Corte Costituzionale ha messo in discussione la legittimità costituzionale dell'articolo 649 del codice penale, che prevede la non punibilità per alcuni reati commessi all'interno del contesto familiare. Questa norma è stata definita dalla Corte come "anacronistica" e "irragionevole", in contrasto con gli articoli 2, 3 e 29 della Costituzione italiana.
Critiche alla norma vigente
La questione di legittimità è emersa dopo che la Corte di appello di Torino ha sollevato dubbi sulla costituzionalità durante un ricorso in cui un uomo era stato condannato per aver circuito la moglie con disabilità cognitiva grave. Nonostante le norme vigenti prevedessero l'assoluzione, i giudici torinesi hanno richiesto un riesame della norma. La Corte Costituzionale ha accolto questa richiesta, sottolineando la necessità di rivedere le leggi che permettono deroghe al principio di uguaglianza, poiché le condizioni sociali e giuridiche evolvono costantemente.
Interventi necessari e evoluzione dei diritti familiari
Più di dieci anni fa, la Corte aveva sollecitato il legislatore a modificare le disposizioni riguardanti i reati patrimoniali in famiglia per un migliore equilibrio tra i diritti individuali e le esigenze di protezione del nucleo familiare. Tuttavia, nessun aggiornamento è stato realizzato. La Consulta ha evidenziato come l'idea di famiglia sia cambiata, dalla sovrapposizione dei suoi membri a un riconoscimento di autonomia individuale, riflesso in legislazioni cruciali come il divorzio e la riforma del diritto di famiglia. La non punibilità di certi reati appare irragionevole in un contesto dove prevale la reciproca autonomia economica e decisionale dei coniugi.




