Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha fatto chiarezza riguardo al rischieramento delle truppe italiane in Arabia Saudita avvenuto nel marzo scorso, affermando che si tratta di una parte dell'operazione multinazionale Inherent Resolve e non di una nuova missione. Questa precisazione arriva in seguito all'attacco del 18 settembre alla base di Ta'if, dove un caccia Eurofighter italiano è stato preso di mira da un drone degli Houthi.
Dettagli dell'attacco e disposizioni militari
L'attacco del 18 settembre ha portato a un riposizionamento delle truppe italiane a difesa in altri territori sauditi. Il ministro Crosetto ha spiegato che questo movimento non è il risultato di una decisione politica, ma tecnica, presa dal capo di Stato maggiore della Difesa e dal comandante operativo di vertice interforze, per garantire la sicurezza delle forze militari e il rispetto del mandato parlamentare.
Polemiche sulla trasparenza e definizioni militari
Diverse critiche sono state sollevate dall'opposizione riguardo alla trasparenza delle comunicazioni sulle operazioni delle truppe italiane nel Golfo, sostenendo che il Parlamento non fosse adeguatamente informato. Crosetto ha risposto sottolineando che il termine 'missione' nel gergo militare è spesso utilizzato come sinonimo di 'operazione', senza implicare nuove iniziative o mandati. Inoltre, ha aggiunto che se ci sono stati errori di comunicazione, saranno affrontati adeguatamente.
Distribuzione delle forze italiane nel Golfo
Attualmente, ci sono 500 militari italiani distribuiti nei Paesi del Golfo, di cui 407 in Arabia Saudita: 242 assegnati alla Air Task Force e 165 all'operazione Cerbero. Il presidente della commissione Difesa del Senato, Maurizio Gasparri, ha sostenuto la correttezza della documentazione disponibile sulle missioni, difendendo la comunicazione ministeriale dalle accuse di poca chiarezza rivolte dall'opposizione.




