Sergio Mattarella ha partecipato ad Amatrice alla cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico nell’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, nel decimo anniversario del terremoto. Davanti alla comunità scolastica, il presidente della Repubblica ha richiamato il valore di una scuola aperta, capace di includere e di accompagnare i cambiamenti del Paese.
Nel suo intervento ha sintetizzato il messaggio con una frase netta: “La scuola è integrazione, la scuola è aperta a tutti”. L’avvio dell’anno scolastico, ha spiegato, non è una semplice ripetizione: cambiano le classi, gli studi, i ragazzi e le ragazze che entrano nelle prime, e cambia soprattutto il mondo in cui la scuola è chiamata a operare.
Scuola aperta e investimento sul futuro
Per Mattarella, la scuola prepara il futuro intrecciando conoscenze, creatività, cultura e dialogo tra le persone. Il capo dello Stato ha parlato di un “cambiamento d’epoca”, segnato da trasformazioni rapide che incidono sia sul contesto generale sia sulla vita quotidiana. Proprio per questo, ha aggiunto, la società ha bisogno di una scuola capace di stare all’altezza dei tempi nuovi.
Il presidente ha invitato a non consumare tutte le risorse nel presente, ma a investire su ciò che verrà. “Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza”, ha affermato, collegando istruzione e capacità collettiva di affrontare le sfide. La scuola inclusiva, nella sua visione, non è solo un luogo di apprendimento, ma anche uno spazio di partecipazione e crescita civile.
L’educazione, ha proseguito Mattarella, deve trasmettere saperi e allo stesso tempo promuovere talento, responsabilità e partecipazione. Formare studenti significa sviluppare qualità intellettuali e morali, aiutando ragazze e ragazzi a diventare personalità libere e mature, in grado di contribuire alla vita della comunità. Il presidente ha riconosciuto che in Italia è stata costruita “una buona scuola”, grazie al lavoro di molti, ma ha indicato anche la necessità di renderla migliore attraverso l’innovazione.
Tecnologia e ruolo degli insegnanti
Uno dei passaggi centrali ha riguardato il rapporto tra scuola e tecnologia. Mattarella ha osservato che macchine sempre più intelligenti richiedono persone più preparate, responsabili e ricche di valori, perché possano essere governate a vantaggio delle persone e delle comunità. I compiti educativi e formativi, già decisivi in passato, risultano quindi ancora più importanti nell’epoca delle tecnologie intelligenti.
Il presidente ha però escluso che l’innovazione possa cancellare il valore umano dell’insegnamento. “Non potrà mai esserci una macchina al posto di un insegnante, per quanto sia una macchina intelligente”, ha sottolineato. Ha poi richiamato la capacità del docente di interpretare il gesto di uno studente che alza la mano, distinguendo se vuole perdere tempo, capire meglio un concetto o esprimersi con maggiore precisione: una sensibilità che, secondo Mattarella, una macchina difficilmente potrebbe replicare.
Amatrice e la ricostruzione post-terremoto
La scelta di Amatrice ha dato alla cerimonia un significato ulteriore. Mattarella ha collegato l’inizio dell’anno scolastico alla rinascita dei luoghi colpiti dal sisma di dieci anni fa, citando anche Arquata del Tronto e Norcia. Ripartire da una scuola ricostruita, ha osservato, esprime il senso di una ricostruzione che non riguarda soltanto gli edifici, ma anche le attese e le prospettive delle comunità ferite.
Il capo dello Stato ha definito Amatrice, Arquata del Tronto e Norcia, nella giornata dedicata alla scuola, “capitali d’Italia”. Con questa espressione ha voluto sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere di condividerne obiettivi e speranze. La scuola, in questo quadro, diventa un punto di riferimento per studenti, docenti, famiglie e territori.
Nel corso di un’intervista con i ragazzi della scuola di Amatrice, Mattarella ha ricordato anche la propria esperienza da studente. Ha citato l’abitudine, oggi meno diffusa, di imparare a memoria le poesie: uno sforzo che da giovane non comprendeva del tutto, ma che a distanza di decenni ha detto di apprezzare. “Tutto quello che si acquisisce è libertà, la cultura rende liberi”, ha detto agli studenti.
Il presidente ha raccontato inoltre che la storia era la sua materia preferita. Rivolgendosi ad Alberto Angela, ha aggiunto di condividere con lui l’amore per la storia e “anche la pessima grafia”. Agli studenti ha rivolto un incoraggiamento: “Guardate il futuro con fiducia, la mia generazione ha visto trasformazioni inimmaginabili. Mai guardare al passato, auguri”.
Valditara: integrazione e lingua italiana
Alla cerimonia è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha insistito sul tema dell’integrazione degli studenti stranieri. Il ministro ha richiamato la necessità di evitare ogni discriminazione e di rimuovere le cause di marginalizzazione, comprese quelle linguistiche.
Valditara ha posto l’accento sulla padronanza dell’italiano come condizione per una piena integrazione linguistica degli studenti stranieri. Valditara ha affermato che “senza conoscenza della nostra lingua, senza la padronanza della nostra lingua non c’è vera integrazione, non c’è successo scolastico e non c’è futuro all’interno della nostra società”.
Dalle parole di Mattarella e Valditara è emerso un filo comune: la scuola come luogo di conoscenza, coesione e responsabilità. Ad Amatrice, l’inaugurazione dell’anno scolastico ha unito il tema dell’educazione a quello della ricostruzione, mettendo al centro il ruolo delle comunità scolastiche nel costruire futuro.




